Poderi Einaudi

 

Si racconta che Luigi Einaudi non mancò mai una vendemmia, anche nei lunghi anni che trascorse a Roma, come governatore della Banca d’Italia, Ministro e Presidente.

Luigi Einaudi ha lasciato un segno profondo nei Poderi.

Le tre generazione successive hanno fatto tesoro della sua lezione e condiviso i suoi stessi valori.

Agricoltura e viticultura sono cambiate, i mezzadri sono stati sostituiti da coltivatori salariati, con preparazione e competenze diverse. Eppure la famiglia Einaudi ha mantenuto vive molte tradizioni contadine, lasciando per esempio la conduzione dei poderi alle famiglie che da sempre abitavano le cascine.

Chi ha guidato l’azienda ha saputo portare a compimento la visione – così moderna e lungimirante – del fondatore e si è impegnato per migliorare la qualità dei propri vini, contribuendo ad affermarne l’identità e l’eccellenza.

Insieme a molti altri produttori della zona, la famiglia Einaudi ha intrapreso il lungo e articolato percorso che, nel 2006, ha portato all’ottenimento della Docg Dogliani – la massima espressione del legame tra l’uva, il vino e il territorio.

Oggi alla guida dei Poderi c’è Matteo Sardagna Einaudi, figlio di Paola, educazione steineriana e laurea in architettura.

 

L’eccellenza: prima in vigna

Dopo le terre di San Giacomo, Luigi Einaudi acquisì 8 ettari di vigna in frazione San Luigi, la sottozona vocata al Dolcetto più famosa tra le pendici doglianesi. Dopo essersi garantito l’eccellenza del Dolcetto – che per primo imbottigliò e fece conoscere al di fuori dei confini locali – acquistò i primi vigneti a Nebbiolo, prima a Neive e poi in Barolo. Con le successive acquisizioni, gli eredi hanno dato al Barolo dei Poderi la solida base qualitativa che già il fondatore aveva in mente. Le 13 cascine che oggi compongono i Poderi Luigi Einaudi si trovano nei cru storicamente riconosciuti come i migliori della Langa, per esposizione, posizione e qualità dei terreni, per un totale di circa 150 ettari di terreno, di cui 60 vitati.